Ricordate il film AMAZON WOMEN ON THE MOON (Joe Dante, 1987)?
In un segmento chiamato Bullshit or not? (liberamente tradotto Squadra Cazzate) un investigatore televisivo rivela finalmente la vera identità di Jack lo squartatore: si trattava del mostro di Loch ness in incognito.
L’episodio illustra le cattive abitudini dei tanti magazine televisivi impegnati a divulgare, più o meno seriosamente, i numerosi enigmi del pianeta Terra.
Ci troviamo nel territorio di Charles Fort, il giornalista newyorkese che nel tardo ottocento compilava enormi liste di anomalie naturali, animali impossibili, fenomeni inspiegabili come
rane che piovono dal cielo, rapimenti alieni e, appunto USO (oggetti sommersi non identificati).
Che gli abissi si rivelino un’ovvia metafora del nostro inconscio, enorme cisterna dove nuotano smisurate le nostre paure non è cosa di oggi.
Nel passato, innumerevoli personalità al di sopra di ogni sospetto hanno testimoniato di presenze terrificanti: Alessandro Magno si calò in una campana di vetro e osservò pesci il cui corpo misurava chilometri, i sacerdoti babilonesi adoravano una creatura pesce proveniente da Sirio, il missionario Irlandese San Columba(v secolo d.c.) avvistò un mostro marino e lo allontanò formando nell’acqua il segno della croce.
In tempi più recenti, nuove fantasie si sono aggiunte ai nostri terrori basilari: le basi aliene sottomarine, i sommergibili fantasma, i dischi luminosi che sprofondano nelle acque dei nostri porti.
USO, imparzialmente, presta attenzione a tutte le voci, le dicerie, le illazioni senza costrutto che riguardano i nostri mari, fiumi e laghi.
Ogni puntata si concentra sull’avvistamento di uno strana creatura marina ma quasi sempre l’avvistatore diventa avvistato...
E’ un formato ibrido, ambiguo.USO impiega armi proibite dagli arsenali diversi della cattiva televisione.
Il moralismo di MONDO CANE, le tecniche investigative di CHI L’HA VISTO, le schede grafiche di SFERA, la ricostruzione parziale e interessata, la pura calunnia.
Scorrettamente, pediniamo i testimoni di tanti avvistamenti improbabili, ci infiltriamo nella loro vita e scopriamo cosa li spinge a vedere cefalopodi giganti dentro fontane comunali.
La monomania, l’ansia.di protagonismo, la sessuofobia, la compulsione al gioco, la sete di facili guadagni, vizi antichi e moderni, vengono documentati in un catalogo di meschinità umane che non sfigurerebbe in un bestiario rinascimentale.
Oltre la cortina di aragoste giganti e onde-vampiro che ci pregiamo di immaginare,
scopriamo ancora una volta la stessa storia:
gli unici veri mostri siamo solo noi.
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