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La mostra si compone di fotoingrandimenti (3x6m) di cartoline selezionate. I fotoingrandimenti verranno affissi su cartelloni pubblicitari già presenti nel tessuto urbano. Alcune cartelloni saranno collocati su arterie di circolazione veloce e saranno principalmente ammirati dagli automobilisti nelle pause dei semafori.

Rimarranno attaccate, esposte ai capricci del tempo, per essere inevitabilmente sostituite da nuove reclames. La mostra è offerta a tutti gli abitanti di Genova.
In ogni momento della giornata, il caso e le traiettorie individuali daranno a chiunque la possibilità di soffermarsi

su un’ immagine fuori luogo e fuori scala. I panorami scomparsi ritornano sulle strade restituiti ai passanti e all'esploratore urbano che vorrà ritrovare una nuova topografia. A scoraggiare qualsiasi effetto nostalgia, i manifesti delle cartoline non saranno affissi nella zona d’appartenenza dell’immagine, ma in un’altra parte della città.

Diciamo la veduta del quartiere giardino sopra Pegli esposta sulla passeggiata a mare…o la strada di Genova Voltri esposta a Genova Nervi.

Il visitatore, ma dovremo ormai chiamarlo Viaggiatore,

potrà scoprire non solo un’immagine perduta ma anche una zona della città che conosce molto poco.

 

 

Via Tolemaide

 

 

Via Napoli

 

 

Corso Europa

 

 

Via dei Pescatori

 

 

Di Negro

 

 

Via Moresco

 

 

Via Fillak

 

 

Corso Italia

 

 

Nervi

 

 

Aereoporto Cristoforo Colombo

 

La mostra L’ETA’ D’ORO DELLE CARTOLINE è uno sforzo combinato di Condominium e Marco Lavagetto, l’artista perpetratore del famigerato Complotto di Tirana.
Scrivere qualsiasi cosa su di lui sarebbe offensivo.
Scavate per conto vostro su:

 

http://www.fakeroid.net/image/bigge90.php per la prima esplorazione della grande Genova.

http://www.fakeroid.net/image/bigge94.php la seconda esplorazione della grande Genova.

http://www.flickr.com/photos/40427550@N04/sets/72157621503005700/ per cose altre.

 

Nel 1994 Marco inaugurò quella che può essere definita la madre della mostra corrente.
Ecco lo scritto che la accompagnava:

 

"Nel 1989, dopo un decennio di frequentazione assidua, guardai Genova come un enorme plastico da cui estrapolare alcuni blocchi che a mio avviso potevano  considerarsi  singolari capolavori di insediamenti urbani. Non cercavo vedute troppo caratteristiche, ma bensì "eccezioni alla regola", quelle opere edilizie che comunque non riescono a farsi amare dalla gente o per un eccessivo grigiore o per una eccessiva invadenza concreta.
Per me l'edilizia sta all'architettura come la pornografia sta all'erotismo. Corte Lambruschini e Torre Nord sono un esempio di raffinato erotismo , mentre il complesso del WTC e il Novotel di Sampierdarena sono splendidi esempi di pornografia.  Ci sono poi interi quartieri pornografici, quali Marassi, S. Fruttuoso, il Lagaccio, Pegli 2, Voltri, Quarto alta, Borgoratti e Apparizione ; alcuni posti come Cornigliano, Via G. Adamoli, la bassa Val Polcevera, Begato e Bolzaneto trascendono la pornografia per entrare a pieno diritto nella sfera dei delitti sessuali.
Tutto ciò per me non significa che la Storia dell'Architettura di Genova si debba fermare alla Torre Degli Embriaci, a Via Garibaldi e a  Piazza della Vittoria (tutte molto belle,lo so!). La mia lettura del paesaggio urbano è meno selettiva ma allo stesso tempo più incisiva e stratificata.  Alcuni stili edilizi di questo ultimo secolo vengono radunati in "the BIGGE" come per essere portati alla luce della ribalta architettonica, come se fossero preziose cartoline "vera fotografia" di un passato che è presente. Genova è fatta di palazzi costruiti letteralmente uno sull'altro per motivi di conformazione geologica. Non si può immaginare una Genova diversa da questa. Non c'è.
Paolo Caredda, l'autore di "Giorno di paga in Via Ferretto", è stata la prima persona di mia conoscenza a rimanere stregato dalla morfologia urbana di certi quartieri genovesi.
Già ai tempi di "Rooms", film girato da Paolo Caredda a Genova, iniziato nel 1980 e terminato tra mille vicissitudini nel 1982, non vi erano dubbi su quali scenari urbani si sarebbero svolte le vane ricerche dei due giovani protagonisti. Le camere di Poul "Martinez " Practical, come si usava chiamarlo allora, erano un pretesto dell'anima per avvicinarsi il più possibile al cuore di una città immensamente bella e sola, erano il suo modo di cercare un amore in mezzo agli squarci luminosi tra i palazzi di Via Imperiale e soprattutto erano le camere proprio di quei palazzi che sembravano librarsi nell'aria ventosa di questa città, come mongolfiere impazzite. La mia esperienza come non-attore nel film di Paolo, non fu l'unica mia occasione per innamorarmi di "certi posti di cui sono fatti i sogni": ci fu un'altra circostanza che legò il mio "the BIGGE" ai quartieri preferiti di Paolo. Le cartoline che lui comprò da un vecchio tabacchino di Corso De Stefanis e che io, ossessionato come ero da quelle immagini, gli rubai gentilmente. Quelle vedute erano un campionario di edilizia collinare efferata, qualsiasi cosa fatta di cemento cresciuta sull'erba dei monti dal dopoguerra in poi, tra la Val Bisagno e la Val Polcevera.
A questo punto il sentiero era tracciato. Qualche anno dopo, frequentando Stefano Grondona, ebbi modo di avvicinarmi alla fotografia, mantenendo però uno sguardo più da turista che da fotografo. Non volevo farmi coinvolgere troppo, nè dalla tecnica, nè dall'esprit de finesse, nel fotografare Genova. Stefano sviluppò i primi negativi di the BIGGE nel 1990 ( c'era ancora la magnifica effige di "Martini" sul tetto del Grattacielo di Piazza Dante). Ricordo bene quei giorni invernali in cui scattai le prime foto della mia Genova. Mi sembrava di essere San Francesco, ma invece che agli uccelli, parlavo ai palazzi. In uno dei miei tour in Viale Bracelli,
mi accompagnò curioso e chiacchierone come il suo solito, Carlo Antonelli (autore dello scritto "Genova Moderna"). Era una domenica pomeriggio fredda e soleggiata. Carlo "Anciu" Antonelli mi diede dei buoni consigli quel giorno e  la gente non mi guardava più storto perchè parlavo da solo. Fino al 1993, per alcune tragiche circostanze, non riuscii a stampare quei negativi. Stefano fu ricoverato in un ospedale psichiatrico e non si ricordava dove fossero. Quando finalmente li ritrovai disposti ordinatamente tra le pagine di un suo libro, the BIGGE  prese la forma di un souvenir pieghevole di "vere fotografie".  Negli anni a venire questo progetto si sviluppò in ogni suo aspetto, anche testualmente con il libro "Ciabatte a forma di orsacchiotto aviatore" ediz. Masnata, per offrire un multiforme panorama immaginario di questa città,  fin là dove la visione non può arrivare.
La configurazione finale di "the BIGGE" , si concretizzò quest'anno grazie all'interesse di Emanuela De Cecco (autrice tra l'altro di un testo contenuto nel libro sopra citato), che volle introdurmi alla corte di Francesco Masnata e Linda Kaiser. Direi che si deve anche a loro se questa Grande Genova sta finalmente tirando fuori la testa dal guscio,dopo anni di rintanamento intellettuale. Permettetemi di ricordare infine Mauro Sobrero, il quale mi è stato di grande aiuto per la risoluzione di alcuni problemi tecnici non poco importanti".

 

Marco Lavagetto
Cogoleto, Inverno "94

 

 

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