In another part of town

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In un’altra parte dellè città è un racconto del mistero, una detective story che cerca di
estrarre frammenti di un’arte popolare passata inosservata.
Queste cartoline venivano stampate in tirature francamente eccezionali per il soggetto che ritraevano. Mostri edilizi. Posti senza qualità.  Momenti morti.   
Io le ho sempre raccolte, prima istintivamente, vicino a casa o nelle tabaccherie dei quartieri più disastrati.  
Sentivo che oltre al fascino per un soggetto coraggiosamente illogico c’erano temi profondi che non riuscivano a venire a  galla.
Cartoline di periferie…
Ma a chi potevano interessare?
Volevo risolvere questo mistero.  Sapevo che da solo non potevo farcela.
Avevo bisogno di uno specialista, un professionista serissimo, qualcuno abituato a sporcarsi le mani con gli argomenti più improbabili, quelli totalmente trascurati dal mondo dell’arte ufficiale,
E questa figura, non senza fatica, finalmente l’ho trovata dall’altra parte del pianeta.
Si chiama Kyoichi Tsuzuki è un artista giapponese, fotografo e reporter dell’assurdo.
Il film inizia a Tokyo, un conoscente mostra a Tsuzuki una manciata di cartoline che ha raccolto in Italia, vent’anni prima.
E’ un amore a prima vista.
Tsuzuki salta sul primo treno proiettile per Kyoto, gli uffici della Aspect, la sua casa editrice.
Propone il lavoro che viene prontamente accettato.
Volerà a Genova per investigare:
Chi erano i fotografi?
Avevano un’agenda segreta?
Quegli appartamenti grigi…Chi ci vive oggi?
Ha solo un indizio in mano: l’indirizzo della tipografia scritto in piccolo sul retro delle cartoline.
Trova quella strada e scopre che ora lì c’è solo un hard discount.
Nessuno lì intorno ricorda niente.
Inizia a vagare in un labirinto di rigattieri, tabaccherie, magazzini di riviste usate, tipografie. Diventa un archeologo del 1973.
Su cosa si basa? Ricordi vaghi, racconti di terza mano, numeri di telefono.
Tsuzuki che guarda un grattacielo solitario, esplora una corte di cemento, investiga un supermarket.
Camminando con Tsuzuki la città ritorna nuova.
La sua missione: trasformare strade familiari in qualcosa di inaspettato.
Tutti gli angoli anonimi che diamo per scontati diventano misteriosi.
Guardatelo anche come un noir.
I falsi indizi, i vicoli ciechi, le peregrinazioni nelle zone più oscure della città.
La gente che era lì ( ma non ha visto niente ).   
E’ un blues del troppo tardi, le lastre sono state distrutte almeno vent’anni prima, le cartolina sono ormai sparite, i loro creatori irrintracciabili, probabilmente morti da tempo. La ricerca acquista una qualità eroica. tragica.
Non è di buon gusto svelare la fine di un giallo, ma Tsuzuki riuscirà a trovare la maggior parte degli elementi per ricreare la storia.
L’archivio, i fotografi, le loro ragioni più o meno sorprendenti e anche qualcosa di più grande: una percezione diversa della città, un altro modo di rappresentare noi stessi.

 

 

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